L'AZIENDA PARANOICA


Cosa succede se l’azienda “si ammala”
Quando le nevrosi individuali contagiano il posto di lavoro.

E’ noto come i comportamenti nevrotici stratificati su tutto il personale siano causa di una “patologia aziendale”. Vediamo come riconoscere i sintomi per intervenire in tempo.

Filippo Zizzadoro – psicologo del lavoro – interventuto su Il Sole24Ore nell’agosto del 2004, ha posto in modo provocatorio alcune domande relative a comprendere se esista un modo di verificare se l’azienda in cui si lavora è sana o malata. Nello specifico non stiamo parlando a livello finanziario o commerciale ma, in modo ben più profondo, se è possibile verificare se alcune nevrosi individuali vengono trasportate sul luogo di lavoro fino arendere l’organizzazione dell’impresa vittima di questi comportamenti.

Ma cos’è una patologia aziendale?
Per patologia aziendale si vuole definire una serie di comportamenti nevrotici che sono stratificati su tutto il personale con il rischio molto alto di caratterizzare l’identità stessa dell’intera struttura. Del resto è innegabile che le aziende sono costituite da persone e queste portano sul posto di lavoro le proprie ansie, frustazioni e turbe. Spesso si arriva addirittura a non distinguere più il comportamento professionale da quello privato.

Quali sono i sintomi che si devono cogliere?
E’ chiaro che esistono delle situazioni che si ripetono in modo cronico e che sono chiari segnalid’allarme, che devono essere considerati degli stimoli per correre subito ai ripari, intervenendo rapidamente e pesantemente al fine di evitare la “cancrenizzazione” come la descrive lo psicologo. Un caso classico che si ritrova spesso nelle organizzazioni è la cosiddetta “sindrome del capro espiatorio” ovvero il sistematico scarico di responsabilità per negligenze ed errori sempre ad una stessa persona o reparto o ufficio. Questo meccanismo diventa poi funzionale a scaricare queslle tensioni, quelle responsabilità, quelle colpe, che nessuno vuole prendere. Non è un sintomo banale perché in realtà ci troviamo di fronte ad un fenomeno incrontrollato di dinamiche di forte rottura del gruppo e di un insufficiente livello di coesione tra i vari colleghi.

Arriva il peggio: l’azienda paranoica
Quando poi l’unico elemento di coesione – dato paradossalmente proprio dal capro espiatorio – viene a mancare, il gruppo è riportato bruscamente in una situazione di tensione e nella necessità di ricercare e ricostruire un nuovo “para-fulmini”. Può anche accadere che il meccanismo del capro espiatorio venga invece proiettato all’esterno dell’azienda con il risultato perverso che la struttura accusi constantemente proprio l’ambiente esterno di essere causa delle proprie difficoltà e fallimento. Parliamo allora di azienda paranoica nella quale il personale è abituato a pensare in maniera eccessivamente timorosa del “nemico esterno” , della concorrenza sempre più spietata e del mercato “così contratto e cinico come non mai”.

Il clima di lavoro e i profitti
Le aziende paranoiche non stimolano una sana formazione di un buon clima di lavoro: infatti si nota che le persone si muovono con “cautela” e parlano (comunicano) pochissimo, svolgono il minimo indispensabile , le regole diventano un’ossessione da seguire, si mantiene un “profilo basso”. Il risultato finale, oltre a rilevare comportamenti eccessivamente formali, è che drammaticamente l’impresa sta perdendo competitività, sta morendo lentamente e stanno calando i profitti. Si entra allora nel baratro di un’altra patologia assai frequente: la “depressione organizzativa” nella quale le persone sono inerti di fronte ai cambiamenti, alle difficoltà e ai problemi in genere. Questa patologia - descrive con precisione lo psicologo - “colpisce aziende abituate a lavorare per pochi clienti, che non avendo mai cambiato metodologie e tecnologia, che hanno un approccio legato alla sopravvivienza e che, di fronte all’onda d’urto della crisi, rimangono travolte per mancanza di reattività e di creatività”.

La conclusione , il consiglio e lo strumento
La conclusione e il consiglio stanno nel controllare con metodicità l’equilibrio interno dell’azienda, i meccanismi patologici che ne ostacololano la produttività e il benessere. E’ bene ricordare che alcune delle sintomatologie qui raffigurate sono presenti in dosi accettabili anche in aziende sane. E’ proprio il monitoraggio dei livelli di guardia che aiuta a mantenere le dinamiche di gruppo ad uno stadio di controllo e a evitare eventuali regressioni a stati patologici di più difficile guarigione.
Lo strumento da utilizzare ha un nome ben preciso: analisi del clima aziendale o vissuto organizzativo
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